venerdì 30 aprile 2010

IL PESSIMISMO DELLA RAGIONE

Varata la Giunta regionale, con tante sorprese e altrettanti mal di pancia, prende il via la nona legislatura regionale. Sarà una legislatura cruciale per il futuro della Toscana e dei toscani. Una legislatura che dovrà caratterizzarsi per un radicale cambio d’impostazione delle politiche pubbliche, reso necessario da un lato dalle difficoltà economiche e sociali, dall’altro dalle incombenti riforme istituzionali e costituzionali, con il corollario di un federalismo fiscale che appare ormai indifferibile. Se l’ottimismo della volontà vuole credere alle suggestioni sin qui alimentate da Enrico Rossi, la ragione vira verso il pessimismo derivante da alcune considerazioni generali. La prima considerazione è relativa al responso delle urne che ha consegnato al neo Presidente una coalizione articolata, nella quale il suo partito di riferimento, il PD, non ha la maggioranza. Le trattative per la formazione della Giunta, caratterizzate dal braccio di ferro (vincente) portato dall’Italia dei Valori, costituiscono l’antipasto di una conflittualità interna destinata ad aumentare. Peraltro, il partito di Di Pietro, Evangelisti e Pancho Pardi, si è assicurato l’assessorato all’urbanistica che fu di Conti, nominandovi un tecnico (Anna Marson) che faceva parte dei gruppi di contestazione al vecchio assessore partendo dalla conosciuta vicenda di Monticchiello. Oltre la più totale sconfessione del recente passato, la nomina prefigura una forte rigidità nella gestione dell’assetto del territorio. Una rigidità che si calerà su un settore profondamente in crisi, e alimenterà un movimentismo nel quale anche la sinistra radicale si ritrova agevolmente. La seconda considerazione parte dalla cifra complessiva della squadra messa in campo. Tre assessori vengono dalla Giunta di Martini, considerata – dallo stesso Rossi - slow e non rock, verrebbe da dire citando Celentano. Tre – Nencini, Scaletti e la Vicepresidente Targetti – non hanno alle spalle esperienze amministrative di sostanza. Uno (Luca Ceccobao) è sindaco di un comune (Chiusi) non propriamente centrale nelle vicende né senesi né toscane. Uno, infine, viene dalla società di consulenza McKinsey. Una manager privata per ottimizzare la sanità toscana che, evidentemente, dopo anni di tagli e accorpamenti, ha ancora bisogno di interventi strutturali. Interventi che non mancheranno di far rizzare le antenne a chi, nel territorio, deve garantire servizi ai cittadini. La terza considerazione è legata allo scontento suscitato dalle scelte di Rossi. Uno scontento che vede in primo piano intere federazioni del Partito Democratico, alcuni maggiorenti del partito, gli alleati di Sinistra e Libertà. Non è azzardato ipotizzare che ai primi incagli si alzeranno venti forti. L’ultima considerazione concerne il Presidente Rossi. Dopo aver vinto ha messo sotto accusa il “fighettismo”, si è messo a citare Gramsci e il vecchio PCI e a visitare Case del popolo. Con tutto il rispetto per la storia gloriosa del PCI toscano, oggi ci vuole ben altro per creare il consenso popolare e dare un futuro alla nostra regione.