venerdì 30 luglio 2010

UNO SCATTO D'ORGOGLIO, UN FUTURO DA COSTRUIRE

Gli effetti combinati della crisi economica, della perdita e della mancata creazione di posti di lavoro, delle misure volte a contenere la spesa pubblica (qualunque saranno alla fine del percorso parlamentare della legge finanziaria), proiettano le famiglie italiane in una dimensione che ricorda gli anni Settanta del secolo scorso. Disponibilità economiche ridotte e priorità di spesa da scegliere, servizi pubblici limitati, specialistiche sanitarie concentrate nei capoluoghi di provincia. Di diverso, rispetto a quegli anni, c’è la mancanza di entusiasmo e di speranza. Allora, un lungo ciclo economico di crescita si stava spengendo ma i suoi dividendi (di reddito, di protezioni sociali e sanitarie, di maggiori e migliori servizi) venivano usufruiti da larghe fasce della popolazione. La società era in pieno cambiamento ma manteneva coese le proprie strutture (la famiglia, le comunità, le aggregazioni sociali e politiche) e condivideva tra le generazioni dei valori di fondo. Rivendicava maggiori libertà ed opportunità all’interno di una cornice di sviluppo ordinato. Tra gli anni ’50 e ’70, inoltre, si era realizzata la più grande mobilitazione sociale della storia d’Italia con la trasformazione di larghissimi settori della popolazione da operai e contadini in impiegati, insegnanti, professionisti e commercianti. Oggi, il panorama è completamente diverso. La crisi economica è anche crisi di sistema, mette cioè in discussione l’intero edificio produttivo, lo stato sociale (protezioni, sanità, sistema pensionistico) l’impianto del nostro sistema scolastico, il funzionamento della burocrazia pubblica, la politica e le istituzioni, l’unità stessa del paese. La società si è frantumata ed individualizzata. La crisi delle rappresentanze (sindacale, di categoria e partitica) sta a dimostrare quanto. Secondo tutti gli analisti, le giovani generazioni avranno minori opportunità dei loro padri e dei loro nonni.
Per invertire la tendenza, per uscire dalla crisi disegnando un’Italia nuova, un sistema più dinamico, con meno corporazioni, privilegi e sacche di ingiustizia economica e sociale, articolato sulla selezione per merito nel campo lavorativo e professionale e capace di garantire volta volta gli individui, le famiglie o i ceti, svantaggiati, occorrerebbe una politica forte. La politica, le attuali forze politiche, più che la soluzione appaiono però parte del problema, dilaniate come sono tra populismo di destra e sinistra, giustizialismo e nullismo riformatore. Occorre uno scatto d’orgoglio e la discesa in campo di tutti coloro che possono e vogliono contribuire a costruire un altro futuro.