lunedì 4 ottobre 2010
IL DISCORSO RIVOLUZIONARIO
venerdì 30 luglio 2010
UNO SCATTO D'ORGOGLIO, UN FUTURO DA COSTRUIRE
Per invertire la tendenza, per uscire dalla crisi disegnando un’Italia nuova, un sistema più dinamico, con meno corporazioni, privilegi e sacche di ingiustizia economica e sociale, articolato sulla selezione per merito nel campo lavorativo e professionale e capace di garantire volta volta gli individui, le famiglie o i ceti, svantaggiati, occorrerebbe una politica forte. La politica, le attuali forze politiche, più che la soluzione appaiono però parte del problema, dilaniate come sono tra populismo di destra e sinistra, giustizialismo e nullismo riformatore. Occorre uno scatto d’orgoglio e la discesa in campo di tutti coloro che possono e vogliono contribuire a costruire un altro futuro.
sabato 29 maggio 2010
CONFLITTO D'INTERESSE
venerdì 21 maggio 2010
I protagonisti: i giovani valdarnesi dialogano con Giorgio Van Straten
venerdì 30 aprile 2010
IL PESSIMISMO DELLA RAGIONE
Varata la Giunta regionale, con tante sorprese e altrettanti mal di pancia, prende il via la nona legislatura regionale. Sarà una legislatura cruciale per il futuro della Toscana e dei toscani. Una legislatura che dovrà caratterizzarsi per un radicale cambio d’impostazione delle politiche pubbliche, reso necessario da un lato dalle difficoltà economiche e sociali, dall’altro dalle incombenti riforme istituzionali e costituzionali, con il corollario di un federalismo fiscale che appare ormai indifferibile. Se l’ottimismo della volontà vuole credere alle suggestioni sin qui alimentate da Enrico Rossi, la ragione vira verso il pessimismo derivante da alcune considerazioni generali. La prima considerazione è relativa al responso delle urne che ha consegnato al neo Presidente una coalizione articolata, nella quale il suo partito di riferimento, il PD, non ha la maggioranza. Le trattative per la formazione della Giunta, caratterizzate dal braccio di ferro (vincente) portato dall’Italia dei Valori, costituiscono l’antipasto di una conflittualità interna destinata ad aumentare. Peraltro, il partito di Di Pietro, Evangelisti e Pancho Pardi, si è assicurato l’assessorato all’urbanistica che fu di Conti, nominandovi un tecnico (Anna Marson) che faceva parte dei gruppi di contestazione al vecchio assessore partendo dalla conosciuta vicenda di Monticchiello. Oltre la più totale sconfessione del recente passato, la nomina prefigura una forte rigidità nella gestione dell’assetto del territorio. Una rigidità che si calerà su un settore profondamente in crisi, e alimenterà un movimentismo nel quale anche la sinistra radicale si ritrova agevolmente. La seconda considerazione parte dalla cifra complessiva della squadra messa in campo. Tre assessori vengono dalla Giunta di Martini, considerata – dallo stesso Rossi - slow e non rock, verrebbe da dire citando Celentano. Tre – Nencini, Scaletti e la Vicepresidente Targetti – non hanno alle spalle esperienze amministrative di sostanza. Uno (Luca Ceccobao) è sindaco di un comune (Chiusi) non propriamente centrale nelle vicende né senesi né toscane. Uno, infine, viene dalla società di consulenza McKinsey. Una manager privata per ottimizzare la sanità toscana che, evidentemente, dopo anni di tagli e accorpamenti, ha ancora bisogno di interventi strutturali. Interventi che non mancheranno di far rizzare le antenne a chi, nel territorio, deve garantire servizi ai cittadini. La terza considerazione è legata allo scontento suscitato dalle scelte di Rossi. Uno scontento che vede in primo piano intere federazioni del Partito Democratico, alcuni maggiorenti del partito, gli alleati di Sinistra e Libertà. Non è azzardato ipotizzare che ai primi incagli si alzeranno venti forti. L’ultima considerazione concerne il Presidente Rossi. Dopo aver vinto ha messo sotto accusa il “fighettismo”, si è messo a citare Gramsci e il vecchio PCI e a visitare Case del popolo. Con tutto il rispetto per la storia gloriosa del PCI toscano, oggi ci vuole ben altro per creare il consenso popolare e dare un futuro alla nostra regione.
mercoledì 24 marzo 2010
VERSO LE REGIONALI: Un passaggio epocale
Una campagna elettorale stanca e poco partecipata che lascia immaginare veritieri gli scenari di forte astensionismo che i sondaggi raccontano. Una campagna elettorale dominata dalle feroci ed immotivate polemiche sull’esclusione delle liste elettorali e i decreti d’emergenza, le intercettazioni e i “giudici di parte”, la scarsa indipendenza delle Autorità indipendenti, gli attacchi al Presidente della Repubblica e le grida sul regime. Anche impegnandosi è difficile capire cosa proponga l’uno o l’altro partito, l’uno o l’altro schieramento. Le elezioni regionali trasformate in uno scontro prettamente politico trasfigurato in scontro ideologico, in una chiamata alle armi delle rispettive truppe. Il populismo più deteriore, quello che domina la scena ormai da diciotto anni, schiaccia ogni razionalità e sovrasta la voce di chi tenta di dare un futuro al paese. La Seconda repubblica che non è riuscita a riformare la Prima si appresta a lasciare il posto alla Terza i contorni della quale sono tutt’altro che chiari. Eppure, mai come oggi sarebbe necessario scegliere sulla base dei programmi di governo. Mai come oggi è forte il rischio che una politica di solo slogan e scontri trascini il Paese in un gorgo senza fine, fatto di incertezze e insicurezza, di minori opportunità e minor benessere. Poco più chiari i contorni della campagna elettorale toscana. Monica Faenzi non sembra sfuggire agli stereotipi tipici dell’armata berlusconiana, quelli stessi che hanno costruito la vittoria della PDL alle politiche del 2008 e che non si sono tradotti in politiche di governo. Enrico Rossi sembra aver chiara la necessità di dare un forte impulso di rinnovamento alle politiche pubbliche per imprimere alla regione la spinta necessaria ad uscire dalle secche nelle quali si trova, ma quali siano le azioni concrete non è facile capirlo. Negli schieramenti che sostengono i due candidati principali non mancano tuttavia le forze che cercano di lucrare voti radicalizzando linguaggi e proposte per intercettare scontento e paure. Una netta affermazione di queste forze potrebbe compromettere già in origine la possibilità di un dialogo maggioranza opposizione su alcune, necessarie, linee di riforma del sistema toscano.
Allo stesso tempo, un passaggio elettorale senza alcuna discontinuità rispetto al passato rischia di frenare anche le migliori intenzioni di rinnovamento.
Il passaggio è di quelli epocali.
giovedì 11 marzo 2010
I protagonisti: incontro con Claudio Martini
LA REPUBBLICA DELLE BANANE
A scoltando i telegiornali, sfogliando le cronache della stampa sulle diverse inchieste che scuotono il belpaese, è difficile sottrarsi alla sensazione di vivere in una sorta di cinematografica Repubblica delle banane. Imprenditori, politici e amministratori, alti dirigenti dello stato ma anche banchieri e finanzieri, impiegati infedeli, irresponsabili e assenteisti, falsi invalidi e medici compiacenti (l’elenco potrebbe allungarsi all’infinito) , tutti accomunati dalla gelatina di comportamenti quanto meno senza etica. A conteggiare il numero di arresti quotidiani e di comunicazioni giudiziarie viene spontaneo chiedersi quante carceri, giudici e tribunali occorrono per smaltire tanto lavoro. E viene altrettanto spontaneo chiedersi quale futuro possa avere questo paese. Può darsi che molte inchieste si chiudano con assoluzioni, che non sempre i comportamenti disinvolti prefigurino reati. Resta tuttavia l’impressione di un paese schiacciato dalla crisi economica e di fronte ad un bivio. Sarebbe necessario che le classi dirigenti prendessero per mano la situazione, ipotizzassero una nuova vita repubblicana, nuovi assetti istituzionali, la profonda riforma dell’amministrazione, nuove regole per l’economia e l’informazione. Esaltassero la responsabilità individuale e collettiva quale nuovo, necessario, spirito nazionale. Ma le classi dirigenti paiono essere parte del problema. E mentre la politica si trastulla con l’esercito del male, le schermaglie antiberlusconiane e le nomine da fare nei nuovi Consigli regionali sempre più popolati da cavalli degli imperatori, tutto diventa più difficile. Sull’ottimismo della volontà prevale il pessimismo della ragione.
mercoledì 10 marzo 2010
UNA VOCE NUOVA
Finalmente è arrivato. Un po’ in ritardo pensiamo noi che del Valdarno siamo abitanti e che leggiamo ogni foglio ci capiti sottomano. In ritardo perché ce n’era voglia e crediamo anche bisogno. Voglia di leggere non più veline di uffici stampa o scarne fotocopie di agenzie. Voglia di ascoltare non solo programmi di tv convenzionate con i Comuni. Bisogno di guardare,
permettetecelo, un po’ più in profondità nelle cose, con un occhio e un approccio diversi. A cominciare dal nome che abbiamo scelto per questo giornale che se ricorda i quotidiani, ha l’ambizione di essere un foglio da sfogliare. Ticker è letteralmente il nastro su cui venivano trasmesse, per via telegrafica, le informazioni delle variazioni di prezzi della borsa. In uso dal 1870 al 1970, di fatto consisteva in una striscia di carta che correva su una macchina chiamata “stock ticker” che stampava, abbreviati, i simboli delle compagnie seguite da prezzo e volume di affari.
Per noi, che l’abbiamo pensato, nessun riferimento diretto all’origine del nome. Piuttosto una striscia per affrontare con taglio originale temi di attualità e politica, il grande spazio della rete, sempre più ricca di notizie, personaggi e idee da scoprire e rilanciare. Rubriche di
approfondimento, momenti di riflessione e notizie accattivanti. Una panoramica sul mese appena trascorso, un ricordo dei valdarnesi che furono, la scuola, i giovani e la ricerca di comunità. E poi l’inchiesta. Un tema trattato a tutto tondo con spirito analitico, acritico e apartitico, per raccontare i fatti così come si presentano dopo un’attenta ricerca e osservazione. Ticker sarà tutto questo e
molto di più. Sarà uno spazio libero per chi ci vorrà scrivere, a cui lasceremo libertà di penna oltre che di pensiero. Ticker è una nuova sfida editoriale per noi che ci crediamo. Per il Valdarno che vorrà leggerlo. Benvenuti.

