giovedì 11 marzo 2010

LA REPUBBLICA DELLE BANANE

A scoltando i telegiornali, sfogliando le cronache della stampa sulle diverse inchieste che scuotono il belpaese, è difficile sottrarsi alla sensazione di vivere in una sorta di cinematografica Repubblica delle banane. Imprenditori, politici e amministratori, alti dirigenti dello stato ma anche banchieri e finanzieri, impiegati infedeli, irresponsabili e assenteisti, falsi invalidi e medici compiacenti (l’elenco potrebbe allungarsi all’infinito) , tutti accomunati dalla gelatina di comportamenti quanto meno senza etica. A conteggiare il numero di arresti quotidiani e di comunicazioni giudiziarie viene spontaneo chiedersi quante carceri, giudici e tribunali occorrono per smaltire tanto lavoro. E viene altrettanto spontaneo chiedersi quale futuro possa avere questo paese. Può darsi che molte inchieste si chiudano con assoluzioni, che non sempre i comportamenti disinvolti prefigurino reati. Resta tuttavia l’impressione di un paese schiacciato dalla crisi economica e di fronte ad un bivio. Sarebbe necessario che le classi dirigenti prendessero per mano la situazione, ipotizzassero una nuova vita repubblicana, nuovi assetti istituzionali, la profonda riforma dell’amministrazione, nuove regole per l’economia e l’informazione. Esaltassero la responsabilità individuale e collettiva quale nuovo, necessario, spirito nazionale. Ma le classi dirigenti paiono essere parte del problema. E mentre la politica si trastulla con l’esercito del male, le schermaglie antiberlusconiane e le nomine da fare nei nuovi Consigli regionali sempre più popolati da cavalli degli imperatori, tutto diventa più difficile. Sull’ottimismo della volontà prevale il pessimismo della ragione.

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